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Artist Statement (Italian)

Gli spazi vuoti e dimenticati sono per me divenuti, col tempo, la più alta forma di ricerca espressiva. Spesso visito questi posti con altri artisti locali, lavorando sugli stessi muri e intervenendo sugli oggetti che i precedenti occupanti hanno lasciato. Non potete immaginare la quantità di oggetti che abbiamo dipinto e allestito, da motorini fatiscenti a mobili impeccabilmente consumati dal tempo; ricreiamo lo spazio a nostra immagine, appropriandoci di ciò che da altri viene scartato, perchè consideriamo dipingere liberamente un atto di sopravvivenza spirituale. C’è qualcosa di maestoso e selvatico nell’abbandono e nella solitudine di queste costruzioni, capaci di donare un autentico contatto con se stessi e il tempo.

E’ qui che traggo ispirazione per le mie opere in studio, perchè quando lavoro, lo faccio su qualcosa di vivo ed emozionante, che si muove mentre lo manipolo e dove tutti i gesti contano. Il processo di creazione dell’opera richiede l’inondazione (Flooding) del supporto con materiali utilizzati nell’edilizia, dove successivamente applico macchie di colore che si espandono in forme fluide e biomorfe, irraggiungibili tramite tecniche tradizionali come il pennello. Adoro dipingere queste opere perchè riescono a stupirmi ogni volta. Riprovo l’emozione di entrare in un luogo nuovo e inesplorato e in un certo senso utilizzo gli stessi materiali di cui mi circondo quando lavoro esternamente. Il gusto per ciò che è utile, si potrebbe dire, viene esercitato su queste opere tanto limpidamente quanto sui lavori murali. Diversamente dalla street art, non posso avere ripensamenti. L’opera si compie nell’arco di qualche ora, dopodichè si asciuga lentamente, lasciando allo spettatore la traccia essiccata del proprio corso. 

 

Artist Statement

Over time, empty and forgotten spaces have become the highest form of expressive research for me. I often visit these places with local artists, and various color cans. We work on the same walls and the objects that the previous occupants have left. You cannot imagine the quantity of objects we have painted and set up, from dilapidated motorcycles to impeccably worn furniture; we recreate the space after our likeness, using what is discarded by others, because we consider painting freely an act of spiritual survival. There is something majestic and wild in the abandonment and solitude of these buildings, capable of giving an authentic contact with themselves and time.

It is here where I draw inspiration for my studio artworks, because when I work, I do it on something alive and exciting, which moves while manipulated and where all gestures count. The process of creating my artworks requires the flooding of the support with materials used in construction, where I subsequently apply color spots that expand into fluid and biomorphic forms, unattainable by traditional techniques such as the brush. I love painting these artworks because they manage to amaze me every time. I experience the emotion of entering a new and unexplored place and, in a sense, I use the same materials that surround me when I work externally. The taste for what is useful, one might say, is exercised on these artworks as limpidly as i do on walls. Unlike street art, I can't have second thoughts. The artworks are completed within a few hours, after which they dry slowly, leaving the viewer a dried trace of their course.